Storia del vino in Italia: "Enotria tellus", la "terra del vino"

Storia del vino in Italia: "Enotria tellus", la "terra del vino"

La storia del vino in Italia ha origini antichissime e pregiate.

Quando si pensa al buon vino, viene subito in mente l’Italia e le sue regioni con lussureggianti e dolci colline, dove la raccolta delle migliori uve è ancora fatta a mano.

Infatti, l’Italia è la patria di alcuni dei migliori vini del mondo.

Con una popolazione di circa 60,5 milioni di abitanti, il paese è composto da 20 regioni, al quale interno contengono tante altre zone, fino a pochi anni fa chiamate province, che si distinguono per morfologia del territorio e tradizioni, con cibi e vini distintivi.

La storia e della viticultura in Italia risale agli anni intorno al 1000 A. C. (ed anche prima), e trae le sue origini dalle conquiste ottenute in Italia da due grandi popoli, Fenici e Greci. Anche se sono rintracciabili alcune piccole e rare produzioni locali.

Nell’antichità i Fenici, conquistavano il loro predominio nel Mediterraneo, e introducevano queste società al “nettare dell’uva”. In Italia, i fenici consolidarano la loro posizione in Sardegna e Sicilia, importando vino soprattutto in queste regioni.

Furono i greci i veri iniziatori della cultura enologica italiana. Fu infatti questo grande popolo ad introdurre in Italia nuove varietà, addomesticandole e realizzando le prime, per quanto rustiche ed arcaiche, sperimentazioni sulle uve.

L’impronta del popolo ellenico nella storia vinicola italiana è stata davvero fondamentale, soprattutto nell’Italia meridionale, dove molte delle uve che vengono vinificate oggi sono state introdotte durante la colonizzazione ellenica intorno al VII secolo A.C.

Il primo approdo del commercio di uva e vino di questo popolo fu prima in Calabria, poi in Campania ed in Sicilia. Anche se alcune fonti indicano la Sicilia come prima regione di approdo, poi la Calabria e tutte le altre.

Ai greci quindi, non si deve soltanto lo sviluppo della viticultura e dell’arte della vinificazione nel loro paese, ma anche la diffusione di queste in altre aree, tra cui appunto l’Italia, dove poi i romani raccolsero i frutti diffondendoli in tutta Europa, e creando le premesse che hanno trasformato questo prodotto in uno dei più importanti d’Europa.

Già nel VII secolo A.C. in ogni caso la cultura del vino era già diffusa in Etruria e subito dopo tra le popolazioni celtiche dell’Italia del Nord.

Infatti, le tribù d’Italia cominciarono a prosperare come viticoltori e produttori, e il vino divenne uno dei prodotti più preziosi da commerciare in tutta Italia e in Europa. L’Italia era chiamata “Enotria tellus”, la “terra del vino”, a causa del sole mediterraneo e delle correnti d’aria montane che favorivano la crescita delle viti.

Storia del vino nell’Antica Roma

Indubbio rimane il merito dei Romani che, grazie alle loro epiche conquiste, diffusero la cultura del vino in tutta Europa, facendone un’istituzione nella storia di questo fantastico continente.

Il vino nell’antichità, sia tra i greci che tra i romani, veniva allungato con l’acqua. Si crede infatti che per via delle venificazioni poco affinate e della forte gradazione alcolica fosse veramente arduo bere vino in purezza.

Il magister bibendi o rex convivii, ovvero un commensale, stabiliva di volta in volta quale fosse la giusta proporzione tra acqua e vino e il numero bicchieri che si potevano bere. Quasi sempre la percentuale di acqua superava quello di vino (generalmente 65% la prima e 35% il secondo).

Il vino veniva largamente consumato non soltanto nelle case dei ricchi e facoltosi, ma anche tra i poveri e la classe media.

Nelle tabernae infatti, dove avviniva la mescita dei vini, si trovavano vini di tutti prezzi e qualità.

Parliamo delle prime taverne, dove il vino era contenuto in anfore inserite in appositi banconi in muratura e dove nella stagione invernale l’acqua veniva scaldata da piccoli fuochi. Il vino veniva consumato all’interno della taverna, dove c’erano tavoli e sedie. Naturalmente, si poteva anche consumare cibo di tutte le qualità e costi.

Ovvero, esistevano anche taverne più aristocratiche con decorazioni e prodotti di maggiore qualità.

Generalmente al vino di bassa qualità, oltre all’acqua, venivano aggiunti anche miele e spezie varie.

Il vino più pregiato dell’Impero era il Falerno, e veniva dal Sud, o anche vino prodotto alle pendici dell’Etna o quello dei Castelli Romani.

Storia del vino in Italia dopo la caduta dell’impero romano

Con la caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche la viticultura subì un forte declino e nel basso Medioevo divenne una prerogativa dei monasteri, i quali comunque contribuirono al miglioramento delle tecniche di vinificazione.

L’Inghilterra divenne il più grande paese importatore e consumatore di vino, cosicché per via della maggiore distanza l’Italia perse il primato della produzione ed esportazione di vino, di cui deteneva fermamente il primato nell’Antica Roma, a favore di zone molto più vicine al paese anglosassone.

In ogni caso, grazie ad un importante opera di conservazione delle tradizioni, le grandi signorie riuscirono a salvare e mantenere alcuni primati italiani.

Il Rinascimento fu un periodo veramente molto fiorente per il vino italiano, grazie all’apertura di nuove rotte commerciali marittime. In quest’epoca naquero alcune delle più famosi case vinicole, presenti ancora oggi.

Nel XVI secolo, in concomitanza della caduta della casata dei Medici, quando l’italia cadde sotto il dominio spagnolo – asburgico la viticoltura italiana ebbe un nuovo tracollo.

I stravolgimenti politici del XIX secolo contribuirono ad una nuova rinascita, ma alla fine della seconda metà dell’800 ebbe inizio un lungo periodo di buio pesto. Le due guerre mondiali aggravarono la situazione con la distruzione dei vigneti.

Storia del vino in Italia oggi

Dagli anni 70 iniziò la grande rinascita che continua ancora oggi. Negli ultimi 45 anni infatti, i vini e la viticultura italiana hanno subito più cambiamenti che nei tre secoli precedenti.

Scomparsero le coltivazioni promiscue e iniziò la sperimentazione di nuove tecniche in cantina e per il controllo della temperatura.

Le nuove tecniche di vinificazione e la modernizzazione della viticultura hanno portato ad un miglioramento sensazionale nella qualità del vino, partito dalla Toscana alla fine delgi anni 60′ e diffusosi prima in Friuli ed in Piemonte e poi in tutte le regioni italiane.

Attualmente l’Italia è il maggiore produttore di vino al Mondo, con 50,4 milioni di ettolitri di vino nel 2018, un fatturato di 11 miliardi di euro ed il 19,8% dell’intero export mondiale, con 6,2 miliardi di euro incassati nel solo 2018.


Le regioni che detengono la maggior parte della quota di produzione di vino in Italia sono: Toscana, Piemonte, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto.

La reputazione del vino in Italia oggi è dovuta al fatto che offre la più grande varietà di tipologie di vino. Una vastissima offerta che si differenzia per colore, sapore, stile e tradizione.

I vini italiani provengono da vitigni autoctoni, ma anche da una gamma completa di varietà internazionali.

Il Sangiovese è il vitigno a bacca rossa più coltivato d’Italia, ed è particolarmente diffuso nel centro Italia. Il Trebbiano è
il più diffuso vitigno a bacca bianca d’Italia .

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Da quali uve è prodotto il brunello di Montalcino?

a) Sangiovese grosso

b) Ciliegiolo

c) Prugnolo

d) Nebbiolo

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