Vino novello, molto amato ma in calo la produzione

Vino novello, molto amato ma in calo la produzione

Il vino novello è il vino più giovane dell’anno, quello che si consuma ogni anno nella prima settimana di novembre.

“Vins en primeur”, così vengono chiamati dai francesi, che questi vini li hanno inventati.

A inaugurare questa tradizione fu il Beaujolais Noveau.

Il vino novello nasce nell’età contemporanea.

Nei secoli precedenti e più precisamente fino al 17° secolo, il vino veniva venduto subito dopo la vendemmia senza nemmeno aspettare che l’inverno maturasse il prodotto.

Basti pensare, che nel 1600 a Parigi, la maggior parte delle aziende vitivinicole non possedeva nemmeno le cantine per la conservazione del vino, stessa cosa nella regione dello Champagne.

La ragione è semplice e deriva dal consueto calcolo costi-benefici.

Un investimento in cantina sarebbe stato del tutto inutile, anche perché il vino veniva venduto poche settimane dopo la produzione.

La diffusione della cantina ..

Il secolo 900′ ha aperto la tradizione della conservazione evolutiva delle bottiglie in bottiglieria, ovvero in cantina.

Una tradizione che ha preso piede in poco tempo. Infatti un po’ ovunque  dalla Borgogna al Bordolese, dal Piemonte al Veneto, alla Toscana. I produttori sono diventati anche imbottigliatori e “conservatori”.

Sulla primogenitura del vino novello sono ante diverse storie, alcune di queste anche molto bizzarre, ma quella che sembra aver ricevuto maggior credito risale  ad un esperimento condotto nel 1934 da un’équipe di ricercatori francesi che riuscirono a produrre un vino particolare e piacevole.

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Il successo e modialità di consumo del vino novello

Il vino novello sta avendo sempre più successo anche in Italia e il suo consumo – fino  qualche anno fa anche la produzione – sta aumentando considerevolmente di anno in anno.

Come si produce il novello 

Ma come  si fa a produrre un vino nell’arco di poche settimane dalla vendemmia?

Il vino novello si deve il suo profumo alla macerazione carbonica, detta anche “fermentazione aromatica”, dove un processo di fermentazione intracellulare esalta il profumo dell’uva.

Ne deriva che la rapida fermentazione alcolica la quale si compie nel giro di 24 o 30 ore, e dopo solo una settimana il prodotto è pronto profumato, gradevole e morbido al palato.

Non essendo ad alto contenuto alcolico, il vino novello deve essere consumato entro pochi mesi, non più più tardi della prima estate, in caso contrario il vino novello perde tutte le sue caratteristiche.

La diffusione del modello di produzione

La commercializzazione del vino novello, che negli ultimi 10 anni ha fatto nascere una vera e propria moda in Italia, in inizia il 6 novembre e coinvolge sempre più produttori italiani e mondiali.

Le uve nere più utilizzate sono Aglianico, Cannonau, Barbera, Merlot, Nero d’Avola, Corvina, Refosco.

Uve ricche di componenti odorosi che si richiamano al lampone, al mirtillo e alla fragola, con un intenso profumo fruttato. Ne esce un vino fresco dal colore porpora.

A cosa si abbina il vino novello?

Il vino novello si accosta perfettamente ai piatti leggeri, ai formaggi freschi  e alle carni delicate bianche e rosse.

I novelli italiani hanno maggiore ricchezza d’acido carbonico rispetto agli altri e, per questa caratteristica attraente al nostro gusto, si accostano perfettamente con primi piatti leggeri, carni delicate bianche o rosse e formaggi freschi.

Tanti produttori di novello in Italia

In Italia i primi a produrre novello sono stati gli Antinori nel 1975.

Attualmente le Denominazione di Origine controllata che producono questo vino sono circa 60 oltre a 170 di Indicazione Geografiche Tipiche.

Il calo di produzione negli utlimi due anni

Dopo un boom purtroppo, negli ultimi anni la produzione di vino novello ha subito un calo enorme.

Nel 2016 si è raggiunto il minimo storico con soltanto 2 milioni di bottiglie e visto il calo ancora più accentuato e la pessima vendemmia del 2017 si pensa che la produzione di questa annata sarà ancora più bassa.

Oltre al calo della raccolta ad influire sulla bassa produzione del vino è anche il costo alto della macerazione carbonica.

Un procedimento che costa circa un 20% di quello tradizione.

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