Vini francesi o vini italiani? La sfida tra le eccellenze

Vini francesi o vini italiani? La sfida tra le eccellenze

Vini francesi o vini italiani? La rivalità tra Italia e Francia è una delle più lunghe della storia. Un rapporto di odio e amore, ricco di imboscate, tradimenti ma anche ammiccamenti e passione. Una sana competizione, a volte un po’ meno, che almeno nel settore del food & beverage ha creato le condizioni affinché entrambe si confermassero come le regine e le eccellenze del settore.  Un privilegio riconosciuto in tutto il Mondo che ha fatto si che le due nazioni si contendessero da sempre il primato quale primo esportatore di vino al Mondo. Anche nel 2017 infatti, il donomino rimane incontrastato con un’Italia esplosiva nella prima parte e una Francia in recupero in questa seconda parte dell’anno.

La sfida tra vini francesi e vini italiani sarà proprio la protagonista della prossima degustazione organizzata dal tema di Glu Glu Wine e  che andrà in scena a fine novembre  nella bellissima e suggestiva cornice dell’Hotel Principe Torlonia di Roma e che sotto la direzione del Professor Sommelier Andrea Mazzitelli, proprietario di Vi3 – Vini, Vizi & Virtù, una rinomata enoteca di Roma, verrà protagoniste illustri cantine del panorama italiano e francese, conosciute in tutte il Mondo. Realtà che meritano una presentazione:

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Sei le cantine protagoniste della sfida tra vini francesi e vini italiani che si preannuncia davvero di ardua sentenza:

LA MONTINA FRANCIACORTA

Le Tenute La Montina sono situate in un territorio che occupa uno splendido lembo di terra tra il lago di Iseo e l’anfiteatro morenico della Franciacorta, in una zona che gode di uno speciale microclima particolarmente favorevole alla coltivazione della vite.

I vigneti si sviluppano su di una superficie di circa 72 ettari dislocati in 7 Comuni franciacortini, con una giacitura prevalentemente collinare e su terreni calcarei e limo-argillosi. I Franciacorta La Montina vengono prodotti seguendo le rigide norme del Disciplinare del Consorzio Vini Franciacorta, le più restrittive a livello mondiale per quanto riguarda il Metodo classico. I vigneti, con una resa di circa di 100 quintali per ettaro, consentono una produzione media annua di 380.000 bottiglie. A conferma di un lavoro volto alla ricerca della massima qualità uno studio di zonazione, iniziato nel 1992 per volontà dei produttori del Consorzio per la tutela del Franciacorta, ha permesso di definire la vocazionalità viticola dell’intera Franciacorta, studiando e valutando l’effetto dell’insieme delle caratteristiche climatiche, geografiche e morfologiche del territorio. Questo innovativo sistema di rilevazione ha consentito, e tuttora consente, di valorizzare l’interazione tra vitigno e ambiente di coltivazione esaltando le specificità comportamentali e di adattamento di una varietà al luogo di coltivazione.

BLANC THE BLANC

In questo caso più che della cantina vogliamo sottolineare il tipo di uva e di prodotto. In Champagne, il termine Blanc de Blancs designa Champagnes fatto solo da uve Chardonnay. I vigneti situati tra Cramant e Mesnil-sur-Oger nel Cote de Blancs sono i migliori esempi dello stile. Un classico Blanc de Blancs è trattenuto ed elegante quando è giovane, ma con l’invecchiamento acquista un intenso sapore fruttato.

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TENUTA TRAVAGLINO DI CARVIGLIANO

La Tenuta Travaglino di Calvignano vanta una storia millenaria, che profuma di mosto e si tinge dei colori dei “colli vitati” dell’Oltrepò Pavese.

E’ in questi terreni, bruni calcareo-argillosi, che affondano le radici i vigneti di una tenuta che vede gli albori nel Medioevo.

E’ il 1111. L’Italia settentrionale è un mosaico di piccoli Stati, le repubbliche marinare stanno acquistando sempre più potere e la “lotta per le investiture” è in pieno svolgimento.

In questi anni vengono poste le fondamenta del nucleo più antico dell’odierna tenuta: la magniloquente cantina a volte. All’epoca qui, nella frazione di Travaglino, abitavano e lavoravano più persone che nel vicino comune di Calvignano. Tutto ciò ci permette di affermare che dal XII secolo è presente il parentado o la “cognominazione” Travalino, derivata a sua volta dal termine “lavoro” (“travail” in francese, “travaj” in piemontese per derivazione vernacola.)

Nel 1240 vengono citate, in un antico testo, la chiesa di San Martino di Calvignano e la presenza di vigne “novelle”, chiara testimonianza che la coltivazione della vite era già radicata in loco. Trascorrono gli anni e, come tutte le grandi storie, a momenti bui seguono periodi più fortunati in un ciclo di corsi e ricorsi spesso legato all’avvicendarsi di vari proprietari.

Nel 1868: la svolta. Il milanese Cav. Vincenzo Comi acquista la prima parte della tenuta: 810 pertiche.

14 febbraio 1879. 11 anni dopo il Cavaliere Comi, innamorato dell’Oltrepò Pavese e di queste vigne, acquista 7 lotti per un totale di 2891 pertiche, costituenti il vero e proprio “tenimento” detto “di Travaglino”.

La contessa Giuseppina Sottocasa diventa sua moglie e porta in dote il famoso stemma nobiliare di cui si fregia la casata. Da allora la tenuta passa di mano ai vari discendenti della famiglia Comi. Grazie a loro Travaglino cresce, si sviluppa, si ampia. Lavoro duro, manuale, nei campi, lavoro intenso di pensiero, di riflessione, di progetti.

 Nel 1965 Vincenzo Comi, omonimo discendente del vecchio proprietario, impone un’accelerazione: è un uomo dai grandi sogni, concreto, certo, ma con una mentalità visionaria proiettata nel futuro.Grazie a lui prende il via un grande lavoro di “zonazione”, che ha come obiettivo il rinnovamento del “vigneto Travaglino”. Oggi il fondo si estende su 400 ettari in un unico blocco, che corrispondono a 6000 “pertiche milanesi”, pari al 55% dell’intero territorio comunale.

Oggi, siamo alla quinta generazione. Determinata, risoluta, dialettica, sfoggia con disinvoltura il suo heritage, energia propulsiva capace di miscelare le opportunità della ricerca e della sperimentazione contemporanea con la solidità di una terra, di un terroir, di una cantina.

Oggi Travaglino è senza dubbio un punto di riferimento importante nel panorama enologico dell’Oltrepò e non solo.

CHAMPAGNE GALLIMARD 

Lo  Champagne di Gallimard è prodotto a Les Riceys, famoso per i suoi mignoni ei suoi Rosé des Riceys. La famiglia Gallimard, produttori da padre a figlio da 6 generazioni, sviluppa i suoi champagnes nel più grande rispetto della tradizione e della moderna vinificazione. Nel 1930 Jules e Ernest Gallimard, viticoltori, decisero di produrre le loro prime bottiglie di Champagne. Poi Pierre e Jean hanno iniziato ad avere successo, e in realtà, Didier e Arnaud sono gli attuali proprietari di un vigneto di 10 ettari. Diversi i premi raggiunti e prodotti inseriti nelle guide vinicole la  come “Guida Hachette des Vins” dal 1986, e molte medaglie d’oro nelle diverse sfide del vino come “Les Meilleurs Chardonnays du Monde”, “Concours Agricole de Paris” e “Mondial du Vin de Bruxelles “.

La famiglia Gallimard è ormai proprietaria del più grande villaggio vitivinicolo della regione di Champagne, con ben 3 denominazioni della regione (Champagne, Coteaux Champenois e il famoso Rosé des Riceys) .  Le vigne producono e vengono curate nel pieno rispetto delle norme di sostenibilità ambientale con una viticoltura ragionata. Queste sono composte prncipalmente  da  Pinot Noir 85% e per il  15% da Chardonnay, percinato in Guyot, Cordon de Royat e Chablis.

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LA PALAZZOLA

La Palazzola si afferma ormai da anni quale punto fermo nel panorama enologico nazionale e internazionale, per la costante e indubbia qualità dei vini. Siamo a Vascigliano, a due passi da Terni, luogo che deve la sua fama a questa celebre cantina, è qui che nascono le perle di Stefano Grilli che, oltre ad essere il proprietario, è anche la mente dietro ad ogni etichetta. Un personaggio Stefano Grilli  più unico che raro, un vero e proprio esempio per le giovani generazioni. Prima brillante ingegnere, poi produttore di vino di successo. Grilli in collaborazione con l’enologo Cotarella, ha dato vita ad  una realtà vivace e dinamica, fondata nel rispetto dell’ambiente e incline a sperimentazioni continue, che produce continuamente nuovi vini. nuove etichette, o nuovi blend. Un processo creativo che è il vero e proprio marchio di fabbrica  che ha reso famosa La Palazzola. Un’estensione considerevole di 28 ettari vitati con un grandissimo mosaico di uve sia a bacca rossa, come syrah, sangiovese, pinot nero, che bianca come riesling e chardonnay, ma anche di verdello, una particolare uva autocotona originale di questa terra. La parte enologica è affidata a Riccardo Cotarella, il quale utilizza materiali antichi come gli oncli di terracotta. La produzione è molto vasta con  150.000 bottiglie, ed una grandissima varietà di prodotti.

 

MAISON LOUIS LATOUR

Sono oltre cinquanta gli  ettari distribuiti tra i migliori Premier e Grand Cru della Borgogna, dalla Côte de Beaune alla Côte de Nuits, Domaine Louis Latour. Una proprietà considerevole che che va a costituire  una delle più importanti realtà vitivinicole di tutta la regione. Una cantina con una storia di oltre duecento anni in grado di coniugare l’alta qualità con i grandi numeri. Ogni etichetta è, unica, prodotta con i migliori pinot neri e  gli eleganti chardonnay, in un susseguirsi di vini unici, in tutto e per tutto.  Una magnifica realtà, che mantenendo il proprio stile e la propria tradizione, riesce a produrre  i più pregiati di Francia. I vigneti sono allevati nel pieno rispetto dell’ambiente e dell’ecosistema. Le uve vengono trattate naturalmente. Una lavorazione lunga e tradizionale che né garantisce la qualità. Dopo  la fermentazione alcolica infatti, i rossi trascorrono almeno dodici mesi di riposo in botti di rovere, mentre i bianchi sono lavorati in acciaio o in barrique secondo la tipologia che si vuole ottenere.

 

Meglio i vini francesi o i vini italiani? Iscriviti all’evento e decidi tu chi vince la sfida.

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